Intervista ad Anna Vivarelli tratta da CSI Multimedia
Intervista ad Anna Vivarelli tratta da CSI Multimedia

Intervista ad Anna Vivarelli tratta da CSI Multimedia

ANNA VIVARELLI

Anna Vivarelli

Presentazione

Anna Vivarelli è nata a Torino, dove ha studiato, lavora e vive. Ha un marito che si chiama Giorgio, una figlia che si chiama Francesca e una cagnolina di nome Kim.  Si è laureata in Filosofia dopo aver frequentato il liceo classico. Giovanissima ha esordito come autrice teatrale e radiofonica per la Rai. Ha insegnato storia del teatro in scuole di recitazione e ha svolto per molti anni attività giornalistica come freelance.

Dal 1996, anno in cui vinse il premio Battello a Vapore, si dedica esclusivamente alla letteratura per ragazzi. Due volte vincitrice assoluta del Premio Cento (Amico di un altro pianeta, La nonna di Elena), due volte vincitrice del Premio Selezione Bancarellino (Il mistero di CastlemoorI fratelli Wilson e la porta magica), svolge un’intensa attività di animazione alla lettura per scuole e biblioteche. Nel 2010 le è stato assegnato il Premio Andersen come miglior scrittore. Nell’ottobre dello stesso anno ha ricevuto il Sigillo Civico della città di Torino.

Le sue storie si muovono tra realismo e avventura, privilegiando sempre la cura del personaggio e dell’atmosfera. In molti suoi romanzi si indaga sul difficile mestiere di crescere e di costruire relazioni affettive, in un’età, quella della preadolescenza, più complessa di quanto si creda. Scorre tuttavia in ogni sua storia un file sottile di ironia lieve e, talvolta, di surreale comicità.

…Quando ero molto giovane, facevo spettacoli teatrali nelle scuole elementari con un mio carissimo amico che si chiama Guido Quarzo, che scriveva delle commedie per bambini davvero meravigliose. Adesso lui scrive libri sempre meravigliosi e siamo ancora amici, tanto che qualche libro lo scriviamo insieme: è molto faticoso perché ci scappa sempre da ridere…

“…Quando dieci anni fa, ho ricominciato a pensare ai bambini e ho iniziato a scrivere per loro, ho capito che questa era la cosa che avevo sempre desiderato fare, solo che prima non lo sapevo. Adesso scrivo storie, a volte lunghe a volte corte a volte in rima…”

Ha scritto libri per bambini di tutte le età e di tutte le taglie e spera proprio che i suoi lettori si divertano come lei. Spesso li incontra nelle scuole, per discutere con loro, con i genitori e gli insegnanti su quanto sia emozionante leggere, perdersi nelle pagine di un libro, tuffarsi nelle avventure e girovagare nelle storie…

L’INTERVISTA

DOMANDE DI CAMILLA

A) Cosa ti piaceva scrivere quando avevi la mia età (quasi nove anni)?

Cara Camilla, alla tua età scrivevo solo quello che mi dava da fare la maestra, che ci faceva scrivere un sacco di temi, riassunti, commenti eccetera. Roba noiosa, tu dirai. Sono d’accordo, ma adesso sono contenta di averlo fatto. Mica si può andare alle Olimpiadi solo dopo aver fatto un po’ di corsette in giardino! Però alla tua età leggevo tantissimo. Anche adesso, a dire il vero…

B ) Hai mai scritto un libro con personaggi storici realmente esistiti?

Sì, e si tratta di due romanzi storici che ho scritto insieme alla mia amica e collega Anna Lavatelli (hai notato quanto si somigliano i nostri nomi?). In questi romanzi, che si intitolano Chiedimi chi sono e Senza nulla in cambio, i protagonisti sono di fantasia, ma alcuni personaggi minori sono realmente esistiti: il principe di Sansevero, per esempio. O Santorre di Santarosa, che è stato un patriota del Risorgimento.

 

DOMANDE DI CRISTINA E ALFREDO

1) Dalla sua biografia risulta che fin da piccola è stata un’accanita e appassionata lettrice. Qual è il libro a cui è più legata?

I libri della mia infanzia sono tanti, e a tutti sono legata come ci si lega a un periodo bellissimo, fatto di scoperte continue. Uno, però, ha un significato particolare. È Violetta la timida, pubblicato nel 1963, di un’autrice che si chiamava Giana Anguissola: mio padre me lo regalò nel 1969 (all’interno ci sono la data e la dedica) ed è stato il mio primo libro “contemporaneo”.  Fino ad allora avevo letto solo i classici, da Piccole donne ai romanzi di Verne.  Mi piacevano, certo, ma i personaggi appartenevano a mondi lontanissimi dal mio. Invece Violetta aveva la mia età, parlava e pensava come me. Oltretutto era timida, come me…

2) Nei suoi libri ci sono ambientazioni e personaggi molto diversi tra loro.  Da cosa trae ispirazione?

Da tutto e da nulla. Non cerco l’ispirazione, ma la realtà in cui vivo mi suggerisce continuamente idee di storie e di personaggi: una situazione che ho vissuto in modo diretto o come semplice spettatrice, un avvenimento di cui ho letto su un giornale o che mi hanno raccontato, un ricordo. Prendo appunti, archivio nella mia testa, e aspetto. Tutto può servire a un’idea. Nove idee su dieci restano tali, e una soltanto si sviluppa, si unisce ad altre idee, e diventa il progetto di un libro.

3) Qual è il tipo di storie che preferisce scrivere? Avventura, mistero, amicizia…

La maggior parte dei miei libri ha ambientazioni realistiche: la scuola, la famiglia, le vacanze. In questi ambienti quotidiani, io racconto storie che di solito mescolano conflitti e avventure. E anche nelle storie di mistero, i miei protagonisti si trovano sempre di fronte scelte personali, universalmente umane insomma. I conflitti, nella maggior parte dei casi, si aprono tra il ragazzo o il bambino e il mondo degli adulti. L’avventura del crescere ha infinite sfaccettature.

4) C’è un personaggio nei suoi libri a cui è particolarmente affezionata e se sì perché?

Questa è una domanda scomoda! A tutti i miei personaggi sono affezionata, perché rappresentano comunque un pezzo della mia vita professionale, e forse di me stessa. Però i fratelli Wilson, a cui ho dedicato due romanzi, mi sono particolarmente cari. Con loro sono stata un po’ crudele, perché ho costruito un contesto di infelicità, di regole ferree e di poco affetto. Ma poi ho cercato di rimediare… Ma sono affezionata anche al bistrattato Venerdì di Preferirei chiamarmi Mario, in balia di una famiglia sgangherata, e al Gregorio di I topi non avevano nipoti, con i suoi problemi e le sue manie. Poi il Dionigi di Chiedimi chi sono, che diventa quasi il simbolo di un’intera epoca, e Francesco, al centro di un altro romanzo storico, Senza nulla in cambio, che si trova a vivere, per amore, le prime lotte risorgimentali.

5) La scelta di scrivere per i ragazzi è esclusiva o le è capitato di scrivere libri anche per adulti?

Io nasco come autrice di teatro e di radio per adulti, e talvolta può ancora succedere di scrivere qualcosa per il teatro, o per una saggistica di nicchia, come All’osteria con Pinocchio, che parla di cibo e letteratura.  Alla narrativa per ragazzi sono arrivata quasi per caso, venticinque anni fa, e ho scoperto che quello era il mondo di storie in cui volevo lavorare. Non vivo la scrittura per ragazzi come un ripiego o uno stato di minorità: la classificazione che pone i libri per i più giovani nella serie B, del resto, è prerogativa quasi esclusiva del nostro paese. Un buon libro è un buon libro.

6) Preferisce scrivere direttamente al computer o utilizza tanti appunti cartacei che poi riordina?

Gli appunti cartacei mi creano parecchio disordine, soprattutto mentale, e non mi aiutano affatto. Certo, quando ho iniziato a scrivere i computer non esistevano, e i bloc notes erano il modo più semplice per non dimenticare uno spunto o un frammento di dialogo. Ma lavorando nella pubblicità, ho dovuto informatizzarmi presto, ed è stato un approdo salvifico. Il lavoro è diventato mille volte più semplice e preciso: non più manoscritti che scricchiolavano per i chili di bianchetto, o con le pagine piene di striscioline di carta incollata, alti mezzo metro, da portare all’ufficio postale…

7) C’è un luogo in cui si trova più a suo agio per scrivere (all’aperto, in casa, sulla scrivania, in poltrona, sul letto, etc.)?

La mia scrivania, senza ombra di dubbio. Poi mi capita di scrivere in giardino, durante le vacanze, o su un treno. Ma in questi casi, è più probabile che mi dedichi al lavoro della revisione e della correzione, più che alla creazione.

8) Tra i vari premi che ha ricevuto, quale le ha dato maggior soddisfazione?

I due premi Cento, che ho vinto nel 1996 e nel 2001, sono stati gratificanti, perché se è vero che è una giuria di adulti a scegliere la terna finalista, sono poi migliaia di bambini di tutta Italia a decretare il vincitore. Il premio del Battello a Vapore, anche quello ricevuto oltre vent’anni fa, è stato significativo per il momento in cui è giunto: ero agli inizi della mia carriera, e la vittoria mi ha regalato una buona dose di fiducia. Il premio Andersen nel 2010 è stato invece una conferma importante per quello che ho costruito, ma certo non intendo considerarlo un traguardo finale! Infine, il Sigillo Civico di Torino, la mia città: ho voluto condividerlo con oltre cento bambini, che per la prima volta sono entrati con le loro maestre nella Sala Rossa del municipio. Credo sia stato un bel segnale di attenzione non tanto e non solo nei miei confronti, quanto nei confronti dei libri per i bambini e per i ragazzi. Ma molto si deve ancora fare in questa direzione.

9) Ha qualche racconto che sta per essere pubblicato o un progetto nel cassetto che le piacerebbe veder realizzato?

Fra qualche giorno uscirà in libreria un libro completamente diverso dal solito. Non è un romanzo, ma un saggio di filosofia per bambini. Si intitola Pensa che ti ripensa, e affronta temi molto diversi, come il tempo, la bellezza, l’amicizia, la responsabilità, la paura. Nonostante gli argomenti, è un libro lieve e divertente, almeno nelle mie intenzioni e in quelle di Vanna Vinci, che ha curato le deliziose vignette e la copertina.

Io ho fatto studi filosofici, e non ho mai abbandonato questo interesse: riuscire a unire le due passioni della mia vita era un desiderio che coltivavo da tempo.

Ed è imminente anche l’uscita di un romanzo “del terrore”, ma un terrore a misura di ragazzino. Si intitola Un gioco pericoloso, e fa parte di una serie, Il castello della paura, cui partecipo insieme a dei bravi colleghi.

Nel frattempo, continuo a scrivere: ho sempre progetti e idee nel cassetto. Alcuni andranno in porto, altri no, ma anche questo fa parte del mio lavoro.

 

Sito dell’autrice: https://www.annavivarelli.it/

Intervista del 02/03/2014

Pubblicato per gentile concessione dal sito CSI-Multimedia di Cristina, Alfredo e Camilla