Una strada tranquilla di Seraphina Nova Glass, Fazi editore
Un complesso residenziale dell’Oregon, simile a tanti altri, tranquillo, con abitanti che appartengono alla classe medio alta è il teatro principale dell’azione. Qui dietro l’apparente calma di una routine familiare e di vicinato si scoprono drammi e delitti.
Ci sono Paige e Grant che hanno perso il figlio in uno strano incidente proprio alle porte del quartiere. Una macchina l’ha investito, lasciandolo morente sulla strada. Paige non riesce a darsi pace e, nonostante la polizia abbia chiuso le indagini senza trovare il colpevole, continua a investigare sorvegliando i vicini, convinta che il responsabile sia qualcuno che vive lì.
Poi c’è Cora con una figlia adolescente e un marito infedele, e infine c’è Georgia, con un marito giudice e una figlia piccola, arrivata da poco e sempre chiusa in casa.
E proprio Georgia sarà il catalizzatore destinato a smuovere e a cambiare radicalmente la vita delle tre famiglie. Tutto comincia quando stanca di essere reclusa e maltrattata dal marito decide di fuggire trovando inaspettati aiuti…
America ieri e oggi
Brighton Hills e la sua finta quiete ci riporta fatalmente a Wisteria Lane e al suo mondo di intrighi, crimini e pettegolezzi e in parte anche alla Finestra sul cortile dove si materializza la convinzione di un crimine non ufficialmente dichiarato. Come in Desperate housewives troviamo donne rinchiuse o quasi in casa, chi per scelta chi per imposizione. La loro vita trascorre all’ombra dei mariti e delle serate di beneficienza quando va bene, chiuse nelle cantine quando va male. Georgia, Page e Cora sono tre donne diverse eppure simili.
Page non vuole superare il lutto e si isola dal mondo richiudendosi nella sua ossessione, Cora vive nel suo piccolo habitat dove finge vada tutto bene, Georgia è realmente reclusa dal marito psicopatico. Dall’unione dei loro drammi scaturirà la salvezza per tutte dimostrando che solo affrontando i problemi apertamente può schiudersi uno spiraglio di rinascita.
Sullo sfondo vediamo l’America perbenista, velatamente maschilista che considera la donna come satellite dell’uomo tutta devota agli impegni familiari e alle convenzioni sociali.
Giustizia fai da te
Un’America che non appare così diversa da quella dei film con Doris Day e che dimostra come negli ultimi cinquant’anni usi e costumi non siano poi cambiati di molto, e questo probabilmente non solo oltre oceano.
I colpi di scena non mancano, compreso quello finale riguardo il vero responsabile della morte del figlio di Paige. C’è un continuo ribaltarsi di colpevoli e di vittime simboli di una realtà che spesso non è quel che può apparire a prima vista. Dietro ogni dramma se ne scopre un altro ancora più oscuro e complesso. Ma quel che emerge in definitiva è la morale alquanto discutibile descritta anche in Elegia americana: dove la giustizia non arriva arrangiati da solo…
Sembra proprio che la mentalità dei far west purtroppo lì sia ancora viva e vegeta e non solo nella letteratura.
