Intervista a Paolo Tomassi
Intervista a Paolo Tomassi

Intervista a Paolo Tomassi

Paolo TomassiIntervista a Paolo Tomassi a cura di Camilla Pustetto

 

1 Come nasce la sua passione per la scrittura?

 Credo sia nata in occasione di una sorpresa di Natale, quando ero bambino. Insieme ad altri regali di cui non ricordo nulla, i miei mi regalarono una di quelle piccole agendine con un grosso matitone. Non credo avessi più di quattro anni ma, visto che fingevo di saper leggere l’inizio di una storia scovata tra quelle di una raccolta illustrata, i miei dovettero aver pensato che l’avrei smessa con quell’incipit e mi sarei messo a scarabocchiare qualcosa. Ero ammaliato da come un pezzo di carta e una matita potessero aprire un varco verso qualcosa di diverso da quello che vedevo quotidianamente. A scuola trovai poi conferma a questa passione, grazie anche al supporto degli ottimi insegnanti cui ebbi la fortuna di imbattermi.

 

2 Pur non essendo lei veneziano, dal suo romanzo si nota un forte legame con la città lagunare. A cosa è dovuto?

El Vèro e Le Vére’ vede il Doge Mocenigo rivolgersi ad uno dei personaggi con una battuta: ‘…veneziana casualmente nata a Roma’. Mi piace pensare che riguardi anche me, visto che Venezia è sempre stata la mia casa del cuore. Non ho memoria della mia prima volta in città, poiché fa parte della mia vita da sempre. Avendo una madre istriana, che scherzosamente considero una veneziana delle colonie, i viaggi da Roma a Pola includevano sempre tappe a Venezia e a Trieste, due città che per me diventavano le porte del mondo in cui mi riconoscevo spontaneamente e senza sforzo, il luogo dove terminava quella specie di apnea che caratterizzava invece la mia vita nella Capitale.

Roma è una città grandiosa e piena di tesori, eppure io mi sentivo fuori posto, inspiegabilmente ospite e quasi mai emozionato. Al contrario, percorrere il Ponte della Libertà e distinguere la cupola di San Simeon bastava a inumidirmi gli occhi e a riempirmi il cuore. Il mio legame con la città è antico e si è ovviamente reso più evidente dopo il mio trasferimento a Venezia.

 

3 Qual è l’angolo di Venezia che trova più suggestivo?

 È davvero difficile rispondere a questa domanda perché Venezia svela costantemente suggestioni inedite grazie alla sua luce. Vivo in un luogo che è perfettamente in linea di continuità con la parte del mio passato che mi lega a Marco Polo per infinite ragioni che magari un giorno riuscirò a mettere su carta, tuttavia il luogo in cui ho sempre trovato o invocato protezione, amore, e comprensione dal punto di vista delle suggestioni è Punta della Dogana con la Basilica della Salute. Quando mi trovo lì, ogni suggestione prende il sopravvento fino a farmi vivere una vera e propria trasfigurazione.

 

4 Com’è nata l’idea del personaggio Marzio Marin e qual è la genesi della storia?

 Il nome del personaggio è un tributo alle due statue sansoviniane di Marte e di Nettuno che completano la Scala dei Giganti di Rizzo a Palazzo Ducale. Capisco solo ora che la spinta del protagonista verso una comunità ideale, etica, solidale e capace di sacrificarsi per il bene comune è anche la mia personale. Forse come me, Marzio si percepiva estraneo a una città che in cui era incapace di identificarsi. La quotidiana sorpresa del miracolo nelle piccole cose ha fatto scattare qualcosa nella mia testa poco dopo il mio trasferimento in Laguna, offrendo mille stimoli sensoriali fondati sull’armonia. Nella più inverosimile delle città, quella la cui pietra poggia sull’acqua e i cui venti si mescolano alle acque fino a diventare nebbia o caigo, Arte e Natura hanno creato insieme un effetto di straniamento temporale la cui magia pensai subito di voler condividere. Doveva trattarsi di qualcosa di surreale, non meno dei granchi che la marea porta fino alla Piazza, o dei cormorani che si immergono mentre gli studenti assonnati vanno a scuola con lo smartphone in mano. Fu allora che comparve l’idea generale di un adolescente di oggi, perso nell’anonimato di una città piena di ammiratori ma svuotata dei suoi abitanti, disallineato rispetto ai suoi pari, che per magia aveva l’opportunità di riscoprirsi veneziano tornando indietro nel tempo e ripopolando la sua città mentre ripopolava se stesso. Era un’idea che prendeva forma, ma restava vaga e guidava gli studi storici fin quando non tornai sull’isola del Lazzaretto Novo insieme ad una carissima amica romana. Lì avvenne qualcosa di speciale che diede voce e volto ai personaggi che iniziarono a disturbare la mia routine quotidiana. Riconobbi quanto già successo in passato (il mio primo libro lo pubblicai nel 1990) e capii che, se non avessi iniziato a scrivere, quelle voci non mi avrebbero dato pace.

 

5 Il romanzo si svolge in buona parte nel 1500. Come mai la scelta proprio di questo periodo storico?

 Il perno reale attorno al quale ruota la vicenda di ‘El Vèro e le Vére’ è la battaglia di Lepanto. Attorno a quel perno iniziai a fare studi e ricerche che confermarono qualcosa di cui avevo già certezza, ossia che il Cinquecento veneziano è ricchissimo di personaggi, artisti, statisti, scienziati, uomini capaci di testimoniare una società ricca di idee cui il resto del mondo guardava con rispetto e ammirazione. Venezia torna emblema del futuro mantenendosi in continuità con il proprio passato. Era in quel Secolo forte di contrasti che avrei trovato l’opportunità di trasformare i personaggi in testimoni viventi di un periodo storico cui la filmografia e l’immaginario collettivo hanno sempre lasciato scarso spazio.

 

6 Ci sarà un seguito?

 Sì. Marzio Marin nasce come trilogia su tre diversi perni storici. Il primo episodio ‘El Vèro e le Vére’  guarda al Mediterraneo, il secondo al Continente Europeo, il terzo e ultimo a Venezia come emblema del Mondo.

 

7 Qual è il suo autore di riferimento e quel è il genere letterario che preferisce?

 Non credo ce ne sia uno in particolare. Adoro Virginia Woolf, ma anche i romanzieri russi, gli autori afro americani, Proust e Italo Svevo. Lo stesso vale per i generi letterari, mi piace tutto ciò che affronta la vita, l’umanità dei personaggi che riesce a prendere vita in mille modi e assumendo mille volti sulla base di epoche e situazioni, ma che non riesce mai a nascondersi alla sensibilità che muove la penna di uno scrittore.

 

8 Ho visto che ha un canale YouTube con dei video originali e divertenti per l’apprendimento della lingua inglese. Com’è nata l’idea di Memoji English?

È nata con l’inizio della pandemia. Eravamo tutti preoccupati, e forse temevamo di perdere la dimensione umana del processo di insegnamento-apprendimento. Ho pensato che la didattica dovesse cambiare di passo, non solo del canale di espressione. Andare in video con la DAD per ripetere le lezioni che si facevano in classe non faceva per me. Era il momento di dare spazio ad un’altra piega della fantasia per aiutare il processo comunicativo in tempi diversi da quelli scelti dalla campanella… iniziava la scuola on demand le cui frequenze andavano predisposte da un addetto ai lavori e non dai burocrati della politica ministeriale. Così ho attivato il canale per stare più vicino ai miei allievi, far sentire loro che non sarebbe stata la pandemia a metterci da parte. Avremmo imparato ridendo e giocando, scegliendo luoghi e situazioni immaginarie per dar voce ad una scuola che voleva tornare in presenza liberandosi di vecchie didascalie. È indispensabile che i giovani recuperino il loro diritto al sogno, a quello che poi diventa un obiettivo da perseguire nel tempo attraverso un percorso che si fa contagioso grazie ai valori che veicola. In fondo, credo che questo sia il solo e unico messaggio, lo stesso che iniziai a scarabocchiare sull’agendina regalatami dai miei.

 

Paolo Tomassi nasce a Roma nel 1970. Laureatosi alla Sapienza con una tesi sull’Italia di Shakespeare, sotto la guida di Agostino Lombardo, inizia la sua attività di docente all’estero, ma è dopo il rientro in Italia che consegue l’abilitazione all’insegnamento dell’inglese, del francese e dell’italiano per stranieri. Con il proposito di avvicinarsi idealmente alle origini materne e di realizzare un sogno nel cassetto, nel 2016 si trasferisce a Venezia dove vive e lavora.

Tra le sue pubblicazioni:

Grano della Speranza, L’Autore Libri Firenze, 1990; Adolescenti e Glottodidattica, formato digitale, 2016; Full Time Tutoring System, formato digitale, 2016.

 

Marzio Marin di Paolo Tomassi

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